Progetto Attivamente – Vorrei essere libero

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di Sara Zoppello e Irene Volpato 2DL

Lezione spettacolo su Giorgio Gaber – 5 marzo 2026

La lezione spettacolo che si è tenuta in auditorium il 5 marzo 2026 riflette sul concetto di libertà, una parola molto complessa e densa di tanti significati diversi. Spesso invece usiamo la parola “libertà” senza pensare davvero a cosa significhi.

Lo spettacolo utilizza tre linguaggi diversi, cioè tre mezzi di comunicazione: la musica, la parola e il video.

Grazie a questi linguaggi lo spettacolo riesce a coinvolgere gli spettatori e a farli riflettere su un tema importante come la libertà, mostrando che questa parola deve essere compresa e vissuta nella realtà di tutti i giorni.

Il cantautore si ispira alla figura di Giorgio Gaber, musicista, attore e uomo di teatro italiano morto più di vent’anni fa. Gaber è stato un artista molto importante perché ha inventato una nuova forma di spettacolo: il teatro-canzone.

La musica serve a trasmettere emozioni, la parola permette di sviluppare il ragionamento e il video aiuta a creare immagini e suggestioni che accompagnano il pubblico nella riflessione.

Giorgio Gaber, grande artista e intellettuale, attraverso le sue canzoni e i suoi spettacoli teatrali faceva riflettere il pubblico sulla società, sulla politica e sulla libertà. Negli anni Sessanta era un cantante di successo ma poi dopo una tournèe con Mina, aveva lasciato la televisione per dedicarsi al teatro, che considerava un luogo più libero per esprimere il proprio pensiero e dà vita al teatro-canzone insieme a Sandro Luporini. Negli anni Settanta diventa la voce di una generazione che crede nel cambiamento sociale. Nonostante le critiche e le polemiche, continua ad esprimere liberamente il suo pensiero. Per questo era considerato una voce importante e indipendente della cultura italiana.

Il suo primo spettacolo di questo tipo è Il signor G, che debutta nel 1970: in esso canzoni e monologhi sono collegati ai temi della vita reale e ai problemi dell’uomo.

All’inizio i teatri sono quasi vuoti, ma con il passaparola degli spettatori il successo cresce progressivamente. Con gli spettacoli successivi come Dialogo tra un impegnato e un non so e Far finta di essere sani, Gaber raggiunge l’apice del successo e conquista un nuovo pubblico.

Nel teatro-canzone ogni brano è pensato per il palco: deve essere semplice e immediato e soprattutto capace di attirare l’attenzione del pubblico. Gaber sviluppò così uno stile originale che univa musica, recitazione e riflessione sulla realtà personale e sociale.

Laboratorio “Ma cos’è davvero la libertà?” – 13 marzo 2026

Ma cosa c’entra Giorgio Gaber con la libertà? Come anticipato, l’artista a un certo punto della sua carriera fa una scelta che cambierà la sua vita. E questa non fu soltanto una scelta, ma una ribellione, una protesta contro un sistema che era di fatto finto e che Gaber non riusciva ad accettare. Non riusciva ad accettare quel “mondo patinato” che la società gli imponeva, e rifiutava quell’idea di successo. Lui voleva qualcosa di vero, qualcosa di reale, qualcosa che forse, dietro uno schermo, non sarebbe riuscito ad arrivare nel cuore delle persone come Gaber avrebbe voluto. In un’era in cui la censura opprimeva il mondo dello spettacolo italiano, Gaber voleva essere “libero” di dire quello che pensava. E lui ci riuscì abbracciando anche il teatro. Mischiò queste due arti per formarne una che pur mantenendo la sua parte musicale, conservava quella autenticità e particolarità che solo il teatro poteva avere.

Il laboratorio del 13 marzo 2026 ha proprio avuto lo scopo di farci riflettere sul concetto di libertà. Dopo averci consegnato un foglio, ci è stata posta la seguente domanda: “Ma cos’è per te la libertà?”. Facile, no? No. Dare una definizione completa e appropriata ad un concetto così astratto è stato difficile. Ciascuno ha scritto ciò che pensava anonimamente e successivamente sono stati ritirati i foglietti, i quali sono poi stati redistribuiti in modo casuale. A turno si doveva leggere a voce alta la frase e ricavarne una parola chiave, che sarebbe stata poi scritta alla lavagna. Alcune delle parole sono state: “spensieratezza”, “accettarsi”, “felicità”, “pace”, “coraggio”. Questi sono tutti concetti molto diversi, eppure così vicini al concetto di “libertà”. E’ stata un’attività molto profonda, a tratti forse “scomoda”, perché impediva di rimanere chiusi nella propria bolla e obbligava a riflettere. Riflettere sulla storia di Gaber, sulla musica, sul teatro, sulla libertà, ma soprattutto sulla nostra storia personale. Attraverso Gaber il pubblico era costretto a fare un’analisi della propria vita e a pensare come avrebbe potuto essere un po’ più libero, libero di esprimere pensieri “scomodi”. Questa attività e la storia del cantante Giorgio Gaber ci ha forse resi tutti un po’ più coraggiosi e liberi rispetto a come eravamo prima.

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